martedì 28 febbraio 2017

Renzi e il “lavoro di cittadinanza”

Renzi difende a spada tratta il lavoro fatto con il Jobs Act, come "tutti i tre anni di grandi passi avanti", ma è un tassello al quale ne vanno aggiunti altri per rispondere alla questione di fondo: come sostenere un sistema di protezione a chi resta fuori dal processo di innovazione.
"Fermare il progresso e la tecnologia o pensare di rallentare è assurdo", sostiene l'ex premier: "Le invenzioni, dalla stampa all'automobile, hanno avuto sempre ricadute sociali. Compito della politica è ora affrontare i problemi che derivano dalla rivoluzione digitale e i costi in termini di perdita di posti di lavoro". Ma, aggiunge, "contesto la risposta grillina al problema. Garantire uno stipendio a tutti non risponde all'articolo 1 della nostra Costituzione che parla di lavoro non di stipendio. Il lavoro non è solo stipendio, ma anche dignità. Il reddito di cittadinanza nega il primo articolo della nostra Costituzione", invece "serve un lavoro di cittadinanza".

Vogliamo subito dirle che siamo d’accordo con Lei, signor ex Presidente Renzi, un lavoro dignitoso per tutti. Ma nel frattempo che facciamo se non abbiamo i mezzi di sopravvivenza.
Signor ex Presidente Renzi le ricordiamo che oltre all’articolo 1 della Costituzione, esiste anche l’articolo 38. ,,, I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidita` e vecchiaia, disoccupazione involontaria. ,,,
Ci pare addirittura ovvio ribadire che  sono lavoratori quelli che perdono un lavoro e sono lavoratori anche i giovani e meno giovani che cercano una prima occupazione che non hanno mai trovato.
Il problema essenziale è che chi versa in stato di disoccupazione spesso non ha i mezzi necessari alla sopravvivenza; ci sono lavoratori che sono assistiti dall’istituto dell’indennità di disoccupazione e ci sono lavoratori che non sono assistiti da tale istituto.  Il perdurare per mesi e spesso per anni in condizione di disoccupazione porta  a disagi fisici e psichici che possono determinare stati elevatissimi di disperazione fino al suicidio;  come possono determinare scelte di lavoro in nero e scelte di attività criminose. La condizione di disoccupazione è umiliante e mortificante, ma l’ulteriore  miseria che ne deriva è mortale per gli individui e per la stessa società.
 La società capitalista ha sempre considerato la disoccupazione come una condizione frizionale necessaria per oliare il meccanismo del mercato del lavoro;  ed ha considerato un 5% di disoccupazione come tollerabile per il meccanismo; il cosiddetto “esercito di riserva” da  mantenere in un perenne stato di povertà. Ora che la percentuale è diventata così elevata anche molti capitalisti cominciano ad essere preoccupati. Ma la nostra, disapplicata Costituzione, ha sempre previsto l’art. 1 e l’art. 38; articoli che non tollerano   nessuna percentuale di miseria per chi vive in stato di disoccupazione.
 Applichiamola la nostra Costituzione, signor ex Presidente Renzi, e diamo ai disoccupati un lavoro dipendente pubblico o privato che sia, oppure aiutiamoli a trovare un modo per avviarsi verso una attività di lavoro autonomo.  Facciamo di tutto per trovare un lavoro ai nostri cittadini, ma dobbiamo dare una mano a chi è sprovvisto di ogni reddito e non lasciarlo nella miseria.
 Non è una questione di nomi ma di contenuto,  possiamo chiamare quella mano di aiuto: reddito di cittadinanza, indennità di disoccupazione generalizzata, o addirittura reddito di base incondizionato. Certo ci sono diverse sfumature in questi nomi, diversi approcci, diversi  modi organizzativi. Ma al momento dobbiamo registrare che durante il periodo della Sua permanenza come Presi dente del Consiglio non è decollato neanche il misero reddito di povertà di 300 euro al mese, come non si affrontata neanche a livello di studio una indennità di disoccupazione generalizzata a chi cerca un primo lavoro, come non si è neanche costruito uno strumento informatico pubblico per raccogliere tutta la domanda ed offerta di lavoro a livello nazionale.
Mi scusi, signor candidato a ritornare Presidente, se ho usato il Noi rivolgendomi a Lei, ma parlavo dalla parte dei disoccupati e non mia.
 Cordialmente la saluto,  ma questa lettera non so se gliela invierò, ci sto pensando.  La inserisco intanto in questo blog con la logica del naufrago che mette il  messaggio nella bottiglia e lo getta nel grande mare di internet.
 Questo blog anni  fa inviò al Governo e a quasi tutti i Deputati e Senatori una proposta minimale, che ebbe deboli riscontri. La inseriamo qui per memoria.
Inviata al Governo Letta – raccomandata RR
Le deboli attenzioni parlamentari
Inviata dopo al Governo Renzi – raccomandata RR
Comunque non mancano altre proposte ben articolate:
quella di Sel
e quella del Movimento 5 stelle, che non riescono ad approdare al dibattito parlamentare.
La foto allegata al post è di Louis Blanc, un politico che nel 1848 fece realmente qualcosa per costruire un LAVORO DI CITTADINANZA;  ma forse conoscere quell’esperienza della storia è chiedere troppo per i nostri politici. Si allegano alcuni link.


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