giovedì 31 agosto 2017

Lavoro Gratis in alcune scuole private

Da Facebook una storia di ordinaria follia: esistono scuole private che assumono docenti senza pagargli alcun stipendio, solo con la promessa di far maturare il punteggio.
Maria Concetta Trovato a ProfessioneInsegnante.it
15 h · 
Vi racconto una storiella, che vorrei fosse falsa, ma è dolorosamente vera.
La paritaria di questa mattina si profonde in complimenti. Mi vogliono per Inglese.
Fissiamo un colloquio: mi presento nella mia forma migliore. Parlo col preside, sciorinando un curriculum da paura.
"Accidenti", dice, "non si preoccupi: qualora dovessero chiamarla da III FASCIA, LEI è LIBERA DI DIMETTERSI IN QUALUNQUE MOMENTO". Ottimo.
Ma si sta parlando di tutto, fuorchè della mia retribuzione, e alla fine, faccio la sfacciata (perchè, 'sti kaiser, ho studiato e voglio che sia riconosciuto!) e chiedo: "Sarò pagata?"
"No, NOI NON PAGHIAMO" mi dice, come se fosse ovvio, e io un'idiota per aver anche solo osato porre la domanda "ma avrà versati i contributi necessari alla regolare maturazione del punteggio".
Questa volta, il tono é lo stesso che dovette avere la strega di Hansel e Gretel un attimo prima di mangiarseli.
Lo ammetto, avevo pensato di accettare. Tanto più che, nella stessa città, non avrei avuto molte spese.
Ma quando mi è stato detto, così, en passant, che avrei COMUNQUE FIRMATO LA BUSTA PAGA ED, EVENTUALMENTE, PAGATO LE TASSE SU UNO STIPENDIO MAI PERCEPITO, mi sono alzata e sono FUGGITA.
Fuggita. Come feci a sette anni dalla poltrona dell'ortodonzista.
Stronzi, stronzi, stronzi.
Sono ancora troppo giovane per vendermi gli ideali.
La mia dignità non l'avranno mai.
GRAZIE COLLEGHI 


mercoledì 30 agosto 2017

Vivere con 190 euro al mese, SI CHIAMA ReI

Dopo quattro anni e verso la fine della legislatura; dopo che si sono spesi decine di miliardi per bonus vari che non hanno fatto ripartire la domanda interna e decine di miliardi di incentivi per il lavoro che  non sono riusciti ad abbassare sensibilmente il tasso di disoccupazione:  il Governo si accorge dell’esistenza dei poveri e approva in via definitiva il decreto per il Reddito d’Inclusione.
Questo blog, che si batte per un reddito ai disoccupati per i periodi di disoccupazione, saluta positivamente questa misura, perché finalmente lo Stato ammette che deve farsi carico del problema della povertà e dell’esclusione sociale; ma non può certo astenersi dall’evidenziare i limiti di questo provvedimento. (f.z.)
Il beneficio del ReI sarà erogato su dodici mensilità, con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 485 euro per un nucleo con 5 o più componenti.
La misura si rivolge a una platea di circa 400 mila famiglie, pari a circa 1,8 milioni di persone. Quindi non raggiunge tutta la platea della povertà in Italia, stimata in circa 4 milioni di persone. Al Reddito di inclusione sono destinati 1 miliardo e 845 milioni di euro, incluse le risorse per rafforzare i servizi,  per un totale di oltre 2 miliardi di euro da raggiungere nell’anno dal 2019.  Acli, Save the children, e  Banco alimentare, avevano già fatto rilevare al Governo che lo stanziamento per un reddito d’inclusione doveva essere di ben 7 miliardi per raggiungere tutti coloro che vivono in grave stato di povertà.
 Il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un valore dell'Isee, in corso di validità, non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro.
Hanno priorità nell'accesso al Rei le famiglie con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati over 55.  E’ abbastanza evidente che l’entità limitata dei fondi stanziati sarà assorbita dagli aiuti alle famiglie e lascerà fuori i singoli indigenti.

Il ReI sarà concesso per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente. (Come se dopo 18 mesi dovrebbero ritornare in povertà assoluta giusto per non perdere l’abitudine n.d.r.)
Al ReI si accederà dal dicembre di quest’anno  attraverso una dichiarazione a fini ISEE “precompilata“.
Il Ministro Poletti dichiara:  “Il Rei – ha sottolineato potrà essere richiesto a partire dal 1° dicembre ed è il segno di un nuovo approccio alle politiche sociali, in quanto si fonda sul principio dell’inclusione attiva, ovvero sull’affiancamento al sussidio economico di misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi. Insomma – ha aggiunto – non una misura assistenzialistica, un beneficio economico ‘passivo’, in quanto al nucleo familiare beneficiario è richiesto un impegno ad attivarsi, sulla base di un progetto personalizzato condiviso con i servizi territoriali, che accompagni il nucleo verso l’autonomia”.
Nel contempo sarà istituito l’Osservatorio sulle povertà quale gruppo di lavoro permanente, con il compito di predisporre un Rapporto biennale sulla povertà, in cui sono formulate analisi e proposte in materia di contrasto alla povertà, di promuovere l’attuazione del ReI, evidenziando eventuali problematiche riscontrate, anche a livello territoriale, e di esprimere il proprio parere sul Rapporto annuale di monitoraggio sull’attuazione del ReI.
Probabilmente chi fa il monitoraggio e controlla le procedure assorbirà una parte degli stanziamenti finanziari previsti per questa carità di Stato.
 Come si può vivere con  190 euro a mese è un mistero che almeno il Ministro Poletti dovrebbe tentare di spiegare.

Il decreto legislativo del Governo
La legge delega
http://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML;jsessionid=5o4sM+-8dky9OslsdBrVaA__.ntc-as5-guri2b?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-03-24&atto.codiceRedazionale=17G00047&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario

lunedì 21 agosto 2017

OCCUPAZIONE, UN DECENNIO DI GUAI

Si parla di una ripresa, ma dopo un decennio di guai.
Tutti quelli che sono stati bruciati in dieci anni di guai potranno riprendersi?
I giovani disoccupati di questo decennio di guai sono già diventati anziani.

venerdì 11 agosto 2017

Vinci il concorso e vieni scartato per età

Dopo avere superato tutte le fasi di un complesso e selettivo concorso a cattedre, al momento di coronare il sogno di entrare in ruolo, lo scorso 7 agosto si è visto recapitare questo messaggio dall’Ufficio scolastico regionale della Puglia: “Aspirante non convocato in quanto non destinatario di proposta di nomina a tempo indeterminato per superamento limiti d’età”.
Ha superato i 66 anni e viene escluso
Poco importa se altri suoi colleghi possono restare in servizio con proroga fino a 70 anni e poco importa se gli occorreva ancora qualche anno di lavoro per arrivare all’agognata meta dell’età minima pensionabile.

 “Vivo male questa esclusione: ho vinto il concorso, mi mancano 2 anni per raggiungere il minimo pensionistico e il primo settembre sarò senza stipendio e senza pensione per tutta la vita. …”.